ECONOMIA CIRCOLARE: SEIPA ALZA L’ASTICELLA DEL RICICLO E BATTE IL MERCATO

Salto di scala per l’Italia: dall’esiguo 0,4% nazionale al modello adottato dal Gruppo Seipa che anticipa gli obiettivi dell’Unione Europea, riducendo costi ed emissioni.

Roma, 7 ottobre 2025 – Nel settore delle costruzioni, dove il 98% dei rifiuti inerti viene già avviato a riciclo ma solo lo 0,4% viene effettivamente reimpiegato nei cantieri, il Gruppo Seipa dimostra che la transizione è possibile: nei propri impianti il tasso di sostituzione è del 52%, un risultato oltre 120 volte superiore alla media nazionale e in linea con gli obiettivi del PNRR e della Commissione Europea.

In Italia si producono ogni anno circa 46 milioni di tonnellate di rifiuti C&D (da costruzione e demolizione), pari a quasi il 40% di tutti i rifiuti generati nel Paese (dati ISPRA 2024). Un numero enorme, che colloca il nostro Paese al terzo posto in Europa dopo Germania e Francia.

La buona notizia è che il 98% di questi rifiuti viene avviato a riciclo. La cattiva notizia è che solo lo 0,4% viene effettivamente reimpiegato come aggregato riciclato nei nuovi cantieri, generando così un paradosso: una filiera che ricicla quasi tutto, ma che “chiude il cerchio” solo in minima parte.

Il Gruppo Seipa, attivo dal 1968 nella gestione e valorizzazione dei rifiuti inerti, ha dimostrato che la transizione circolare è possibile: nei suoi impianti il tasso di sostituzione degli aggregati arriva al 52%, un risultato perfettamente in linea con gli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e del Piano d’Azione Europeo per l’Economia Circolare.

«Ma non basta riciclare: bisogna reintrodurre i materiali nei processi produttivi e ridurre la pressione sulle risorse vergini o la dipendenza da pratiche puramente estrattiviste. Nei nostri siti ogni anno immettiamo sul mercato volumi di materie prime-seconde tripli rispetto agli aggregati naturali, rendendo la sostenibilità un fatto concreto, non uno slogan» sottolineano i responsabili del Gruppo Seipa.

L’impatto potenziale è enorme: portando il tasso di sostituzione nazionale dallo 0,4% al 52% (come nei siti Seipa), si potrebbero risparmiare oltre 20 milioni di tonnellate di materiali vergini l’anno, equivalenti a 50 stadi Olimpici colmi di inerti, portando ad una riduzione di circa 4,6 milioni di tonnellate di CO2, pari al 25% delle emissioni del comparto C&D, e ad un risparmio di oltre 10 milioni di tonnellate di rifiuti conferiti in discarica.

In termini economici, significherebbe generare un valore stimato di 2,5 miliardi di euro all’anno per il settore, riducendo al contempo i costi ambientali e sociali.

A livello europeo, la Commissione UE ha fissato l’obiettivo di raggiungere un tasso di recupero e riutilizzo del 70% per i rifiuti da C&D entro il 2030. Il modello Seipa dimostra che è possibile raggiungerlo e addirittura anticipare le scadenze, facendo dell’Italia un Paese leader.

Il percorso richiede però tre azioni chiave: innovazione tecnologica, per garantire la qualità e la tracciabilità degli aggregati riciclati; spinta normativa, con criteri ambientali minimi (CAM) sempre più stringenti e premianti per chi utilizza materiali riciclati negli appalti pubblici; e infine un cambio culturale, affinché i progettisti e i committenti riconoscano l’equivalenza tecnica tra materiali naturali e riciclati.

Il Gruppo Seipa investe da anni su queste 3 leve: i suoi impianti sono dotati di sistemi digitali per il monitoraggio e la gestione dei processi, l’azienda collabora con università e centri di ricerca per validare le prestazioni dei propri materiali e svolge attività di sensibilizzazione verso clienti e stakeholder istituzionali.

L’obiettivo al momento è quello di superare il 60% di sostituzione entro il 2026 e trasformare Roma —sede dell’azienda— e più in generale l’Italia in un “laboratorio europeo” di economia circolare.

In un Paese come il nostro che importa ogni anno oltre 13 milioni di tonnellate di aggregati naturali e che soffre di una crescente scarsità di aree di cava autorizzate, puntare sul riciclo significa anche rafforzare l’autonomia strategica del settore delle costruzioni, riducendo costi, emissioni e dipendenza dalle materie prime vergini.

La sfida è culturale e industriale: trasformare un problema in una risorsa e un costo in un’opportunità. Il riciclo, se ben gestito, è una leva di competitività per l’intera filiera.

«Un risultato che, se replicato su scala nazionale, permetterebbe all’Italia non solo di centrare gli obiettivi europei, ma di posizionarsi come modello di riferimento per la transizione circolare, trasformando il comparto delle costruzioni in uno dei motori più virtuosi della decarbonizzazione e dello sviluppo sostenibile» concludono gli esperti di Gruppo Seipa.